Agnus Dei (Agnello di Dio)

Titolo rivolto al Signore Gesù (Cv 1,29), che la Bibbia stessa riprende
(Ap) e che la Liturgia ha valorizzato soprattutto nelle sue
invocazioni lilaniche. Come litania autonoma venne introdotto
nella Messa romana per accompagnare il rito di frazione del Pane.
Cominciò così a far parte dei canti dell’Ordinario, con la risposta:
“abbi pietà di noi” (sostituita nelle Messe funebri con: “dona loro
la pace”). La litania veniva ripetuta tante volte quante ne occorrevano
per coprire tutto il rito della frazione, tanto importante da dare
nome a tutta la Messa (= Frazione del pane). La litania va cantata, come esige la sua forma, in continua alternanza tra solo (antecedente)
e tutti (conseguente/risposta). Quando la musica, prevaricando,
cominciò a destrutturare le forme e a confondere le funzioni
rituali , l’Agnus, come altri brani litanici (Kyrie), apparve come
una melodia continua, ornata di melismi; o come un Mottetto
polifonico. Poté ricevere anche l’aggiunta di “tropi”, che prima coprirono
con nuovi testi le curve dei melismi e poi crearono alle note
nuovi spazi di espansione.
Oggi la riforma liturgica ha rimesso in luce la sua forma, che deve
essere litanica quanto all’esecuzione, e la sua funzione
di accompagnamento dello spezzare il Pane. Può essere, dunque
ripetuto, e, se è il caso, sobriamente ampliato con nuovi testi,
come varianti di “togli i peccati del mondo”. Purtroppo pochi musicisti
sono attenti alle indicazioni del Messale, e continuano a trattare
il testo dell’Agnus Dei (tradotto in italiano) come supporto di una
o più melodie continue, oppure nella forma del mottetto (se a più
voci) come un tempo. L’animatore non dovrebbe cadere in questo
tipo di tranelli, ma pensare che l’Agnus Dei più “bello” deve essere
cercato a partire da quelli che sono “più giusti” .