Acclamazione

Rito di consenso tributato ad una persona o ad un evento. L’acclamare può servirsi di un sobrio supporto verbale (un testo da scandire, ritmato, che permette incisive pulsazioni), ma anche semplicemente di elementi non verbali (fischiare, battere le mani, intonare delle vocali… ). Quando interviene un testo, esso è sempre subordinato al gesto: il comunicare si manifesta attraverso il coinvolgimento emotivo, attraverso una adesione più che intellettuale a ciò che si dice-facendo o si fa’-dicendo. Suono e canto possono servire a strutturare il gesto di acclamazione e a caricarlo di forza con le risorse dell’altezza di intonazione, della formalizzazione ritmico-metrica, dei processi iterativi o dinamico-intensivi: e tuttavia il risultato non coinciderà con una semplice “esecuzione musicale”.

Nella liturgia, l’acclamazione è una delle risorse rituali più interessanti, ma anche più difficili per la partecipazione verace. Deve fare i conti col tipo e grado di adesione-coinvolgimento dei presenti, il quale suppone a sua volta dei livelli di fede, degli orizzonti culturali, delle abitudini sociali. L’animatore deve tenere conto di tutto ciò, per promuovere l’acclamazione vera, e non la sua controfigura ritualistica e stemperata. L’acclamazione deve obbedire ad una certa “economia”, a causa della sua straordinarietà, collegata a forti realtà teologiche ed esperienze teologali. Nell’assemblea, l’acclamazione crea identità ed esprime unità; dice pure, simbolicamente, l’orientamento “eucaristico” del Popolo di Dio, grato per la salvezza ricevuta ed escatologicamente orientato.

È sintomatica l’importanza che le varie norme liturgiche attribuiscono alla acclamazione in ordine alla stessa pedagogia della fede. Il Direttorio della Messa con i fanciulli, in particolare, non solo ne parla, ma arricchisce di interventi acclamatori la preghiera eucaristica.